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Progettazione

La consapevolezza e la mentalità progettuale, oltre agli strumenti e i metodi, sono caratteristiche fondamentali per realizzare un’idea a impatto sociale, sostenibile nel tempo. Sono elementi comuni per il profit, il nonprofit e il low profit.

In passato il progettista lavorava esclusivamente in risposta a bandi, pubblici o privati. Oggi e nel futuro dovrà progettare non solo per bandi, avvisi pubblici, gare, call for proposal etc., ma soprattutto, in autonomia, in base alle strategie di sviluppo della propria organizzazione. Non si limita più a ricercare bandi per ottenere fondi, redigere progetti e compilare formulari.

La consuetudine di ricorrere a bandi ispiratori per intraprendere o per replicare un’attività, sopisce la necessità di un’idea propria, non definita e organizzata da terzi. Ma questo era il passato, oggi la carenza di contributi, liberalità, donazioni, fondi pubblici e altre forme di contribuzione a fondo perduto ha fatto nascere l’esigenza di una conoscenza consapevole delle regole che rendono un progetto fattibile e sostenibile nel tempo. Pertanto il progettista sociale non è più una predisposizione personale bensì una professione.

L’immagine che oggi si ha del progettista è di una persona che – indipendentemente dalle conoscenze specifiche del problema sul quale è chiamato a intervenire – possiede cognizioni e competenze tecniche relative all’azione del progettare. E’ una visione ormai limitata di tale professione. L’applicazione di metodi e la ricerca di strumenti di progettazione più adeguati è fortemente rilevante per l’attività del progettista: cambia infatti la definizione del contesto sul quale si vuole intervenire, gli obiettivi dell’intervento e, soprattutto, la sua efficacia.