Il 17 Maggio si è concluso il primo ciclo di incontri su Torino sociale. l’iniziativa nasce con l’obiettivo di osservare Torino in un’ottica nuova, legata al benessere e allo sviluppo della città e dei suoi cittadini.

Accademia, assieme al Rotary Club Torino Sud Est,
in collaborazione con il Museo e l’Istituto della Resistenza, Polo del 900 e Anonima Fumetti sta progettando lo sviluppo di un fumetto che, ripercorrendo le storie dei profughi istriani, racconti i modelli di welfare che hanno caratterizzato Torino nel corso della storia.

Nelle serate dedicate ai DIALOGHI SOCIALI, è stato chiesto al professor Enrico Miletto, docente dell’Università di Torino e ricercatore presso ISTORETO, esperto della situazione di Torino a fronte dell’esodo istriano, di tenere due conferenze a riguardo.

Noi di Redazione gli abbiamo rivolto qualche domanda:

Professor Miletto, da dove nasce la sua passione per questo argomento?
“La mia passione per questo argomento nasce, come spesso succede nella vita, del tutto casualmente. Attorno agli anni 2000 mi avvicino ad un nuovo progetto “cittadinanza e territorio” grazie alla collaborazione con l’Istituto piemontese della Resistenza, e ci capita di essere contattati dalla scuola elementare “Nino Costa” che era proprio nel villaggio dei giuliano-dalmati. Da lì, partendo coi bambini in poi, abbiamo iniziato un percorso di ricerca che negli anni ci ha portato ad essere l’istituto che maggiormente, dopo Trieste, si occupa di questo argomento.”

Perché secondo lei è importante divulgare la storia dell’esodo istriano?
“Perché è importante far conoscere un passato, o meglio, un passaggio della nostra storia recente poco conosciuto e spesso strumentalizzato. (…) Questo fenomeno è un fenomeno europeo: dopo la fine della guerra abbiamo un continente in ginocchio, i cui confini cambiano. Ci sono 12,13,15 milioni di tedeschi che sono i tedeschi che vivevano in Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia che sono stati cacciati. La cosa fondamentale per quanto mi riguarda è raccontare la storia in modo scientifico, critico, l’intero fenomeno nella sua completezza.”

Cosa si aspetta dalla collaborazione con Accademia rispetto al “progetto fumetto” che ha proprio questo tema come argomento?
“Quello del fumetto è un genere che mi affascina, anche se io sono di un’altra generazione; la mia formazione fumettistica erano Dylan dog, Tex. Però recentemente ho avuto a che fare con delle graphic novel e devo dire che, per quanto all’inizio fossi scettico, lo trovo un mezzo comunicativo interessante. È la mia prima esperienza e devo dire che mi incuriosisce.”